I Data Center, cuore pulsante dell’economia digitale, sono distribuiti in modo disomogeneo nel mondo. Secondo i dati più recenti (fonte: Infodata – Il Sole 24 Ore), Stati Uniti, Cina e Germania dominano la scena per concentrazione di infrastrutture, seguiti da Regno Unito, Paesi Bassi e Giappone. L’Europa, pur rappresentando circa il 16% del mercato globale, si posiziona ancora dietro ad America e Asia in termini di potenza computazionale totale. Tuttavia, grazie a investimenti strategici e a normative più stringenti su sostenibilità ed efficienza energetica, il Vecchio Continente si sta affermando come hub per Data Center “Green” e ad alte prestazioni.
In Italia, il settore è in rapida espansione, spinto dalla domanda di servizi cloud, intelligenza artificiale e 5G, nonostante la sempre più complessa gestione delle procedure autorizzative – di cui abbiamo parlato in questo recente articolo.
La sostenibilità è una sfida chiave per il futuro dei Data Center, i cui consumi energetici globali – secondo un recente studio di Mc Kinsey – sono destinati a triplicare da qui al 2030, passando da circa 62 TeraWattora (TWh) a oltre 150 TWh. Per questo motivo, si stanno diffondendo pratiche di economia circolare: riuso del calore generato per teleriscaldamento urbano, sistemi di raffreddamento a liquido o ad aria indiretta, riciclo dei componenti hardware. In Scandinavia, ad esempio, numerosi Data Center alimentano reti di riscaldamento locale con l’energia termica in eccesso. Parallelamente, l’adozione di fonti rinnovabili e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche sono diventati criteri di progettazione imprescindibili per le nuove strutture.
Tra i progetti più innovativi per ridurre l’impatto ambientale dei Data Center, spiccano le soluzioni alternative di posizionamento. I Data Center subacquei, come quello testato da Microsoft al largo della Scozia (Project Natick), offrono ad esempio la possibilità di usare l’acqua e la sua temperatura sul fondale marino per mantenere “freschi” i Data Center, e di sfruttare l’alimentazione eolica e solare al 100%, offrendo un’affidabilità fino a otto volte superiore rispetto alle infrastrutture tradizionali.
Nel Giugno 2024 il progetto si è concluso per aver raggiunto i suoi obiettivi di ricerca e Microsoft ha continuato ad usare Project Natick per testare nuove tecnologie legate a sostenibilità e affidabilità, ma ha dichiarato di non costruire altri Data Center sottomarini.
Altre sperimentazioni guardano al vento offshore – vento che soffia dalla terra verso il mare, perpendicolare alla costa – come fonte energetica diretta per Data Center galleggianti. Altri ancora – secondo ASCEND, un recente studio finanziato dall’UE sulla fattibilità di collocare infrastrutture informatiche su larga scala nell’orbita terrestre – sperimentano addirittura l’orbita terrestre, con centri di calcolo satellitari in grado di abbattere la domanda di energia a terra. Anche se ancora teoriche, queste soluzioni mostrano spinta innovativa verso un futuro digitale più sostenibile.
In questo scenario globale, TIM Enterprise si distingue con progetti al 100% operativi: i suoi Data Center sono strategicamente dislocati in tutto il territorio nazionale e sono progettati per garantire alte prestazioni, sicurezza e sostenibilità.
Certificati ai massimi livelli di resilienza (TIER 4 Uptime Institute) e continuità operativa dei servizi erogati (ANSI/TIA 942 Rating 4) e sono alimentati al 100% da energia rinnovabile e rispettano e promuovono best practice in materia di sostenibilità (LEED Gold e Platinum di U.S. Green Building Council) oltre ad essere predisposti per il raffreddamento a Liquid Cooling.
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