Mercoledì 30 ottobre Noovle ha partecipato a “Servizi Digitali per tuttipresso i Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, l’evento organizzato da Forum PA dedicato alla formazione sui servizi pubblici digitali previsti dal Piano Triennale per l’Informatica nelle PA 2019-2021 e sostenuti dal Comune di Palermo tramite una sperimentazione attiva nella città.

Paolo Vannuzzi, Co-founder e CEO di Noovle, interviene all’evento spiegando il ruolo delle aziende nella trasformazione digitale ed in particolare al ruolo che esse ricoprono nella semplificazione dei servizi della PA verso i cittadini.

Cloud, piattaforme abilitanti, uso e riuso del software non sono solo temi per addetti ai lavori, ma sono ormai sempre più alla portata dei cittadini, veri destinatari del processo di innovazione che stiamo vivendo grazie alla trasformazione digitale. Di questo e non solo, si è parlato all’evento: “Servizi digitali per tutti” tenutosi a Palermo mercoledì 30 ottobre. Quali sono le reali potenzialità del digitale per i cittadini? A questa domanda ha risposto Paolo Vannuzzi per sottolineare il punto di vista di Noovle: 

“Non possiamo pensare al digitale come così innovativo, se prima non comprendiamo che ruolo ha nei confronti dei cittadini. Nessuno poteva prevedere l’andamento crescente di questo processo qualche anno fa, e cioè fino a quando non si è compreso che interfacce grafiche e – più in generale – la concezione dei servizi usabili non hanno preso piede”

Le nuove tecnologie sono abilitanti nel processo di trasformazione digitale, ma non sufficienti: occorrono infatti una direzione ed una governance strategica per poter sfruttarne a pieno le potenzialità. Le persone infatti ricoprono un ruolo chiave:

“Questo è il vero e unico modello e paradigma su cui investire oggi. Abbiamo sposato pienamente l’evoluzione digitale, costruita sulle persone, possibile solo con percorsi formativi mirati e dettagliati. Basta pensare alle scuole: consapevoli dell’enorme potenziale delle nuove generazioni, abbiamo avviato una collaborazione con l’Università di Catania nella direzione di ambiti di sviluppi molto richiesti (Digital innovation, Data Analytics). Oggi, soprattutto nelle PA, le risorse necessitano di essere ottimizzate, in tempo utile per creare valore. L’obiettivo dovrebbe essere quindi quello di prendere decisioni consapevoli sulla base dei dati, saperli lavorare perché diventino informazioni chiare, ricche, semplici, in un linguaggio comprensibile. Ecco che la formazione torna a essere la chiave”.

Questo è solamente la conseguenza logica del meccanismo per il quale è l’informazione che guida l’azione. Così come per i settori privati, anche nella Pubblica Amministrazione, la trasformazione digitale è inarrestabile. La principale area di intervento degli enti pubblici e quindi l’area dove verrà concentrata la maggior parte degli investimenti, è quella che permette alla PA di migliorare il rapporto con i cittadini. Spesso le grandi quantità di dati raccolti dalle PA sono destrutturate e diventa prioritario sfruttare l’enorme mole informativa al fine di migliorare la qualità dei servizi per cittadini e imprese.

In questa fase la tecnologia diventa abilitante: il cloud, ad esempio, consente di ottimizzare i tempi di analisi e di facilitare lo scambio delle informazioni all’interno della PA, generando un notevole incremento del valore delle informazioni. Analizzando i dati a disposizione è possibile effettuare previsioni statistiche sui dati ufficiali con impatti economici importanti, a livello locale e nazionale. Le difficoltà principali nei processi di digitalizzazione risiedono nella mancanza di cultura organizzativa verso il cambiamento, nelle ridotte risorse economiche e nella difficoltà nel reperire competenze digitali adeguate.

Durante “Servizi digitali per tutti”, organizzato in collaborazione con il Team per la Trasformazione Digitale a Palermo, Noovle ha suggerito un modello che conferma le intenzioni del Comune di Palermo: creare valore pubblico a livello urbano, capillarmente nel territorio, in modo da favorire il potenziamento delle competenze locali, piuttosto che lasciar accadere la desertificazione urbana il cui rischio è sempre più prossimo. Paolo Vannuzzi infatti conclude così:

“Si sta notando un bisogno di risorse professionali molto verticale, che oggi non esistono in molte università italiane. Diventa una sfida fondamentale per il Paese quella di creare competenze nei territori, in tre ambiti principali: interoperabilità dei servizi, identità digitale, piattaforme cloud”.

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