Grazie all’iniziativa #solidarietàdigitale, supportata dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, tante imprese e associazioni hanno messo a disposizione delle aziende servizi innovativi gratuiti per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Noovle ha aderito all’iniziativa “solidarietà digitale” offrendo l’uso gratuito della piattaforma di Google G Suite per favorire l’adozione dello smart working. Grazie alla piattaforma è possibile avere fino a  250 partecipanti per videochiamata, streaming live fino a 100.000 utenti e la possibilità di registrare e salvare i meeting su Google Drive.

Tradotto, significa avere la possibilità di continuare a lavorare in team, preservare il contatto diretto tra i dipendenti e riuscire a mantenere la continuità operativa anche  in tempi di Coronavirus.

Prima dell’emergenza i lavoratori in smart working erano 570.000 (dati Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano, 2019) –  e secondo i dati del Ministero del Lavoro riportati in un’analisi di Data Room (Corriere della Sera) oggi se ne contano 554.754 in più – ma potrebbero arrivare a oltre 5 milioni. Lo ha dichiarato Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in un’intervista rilasciata qualche giorno fa a Rai Radio 1 sull’impatto dell’emergenza sulle aziende italiane e sulla continuità operativa. Posto un quadro normativo favorevole che, grazie alla legge 81/2017 ha contribuito alla crescita del fenomeno dello smart working (con un +20% registrato nel 2019 ), l’emergenza sta dimostrando che in realtà si potrebbe fare molto di più. Tutte le aziende che avevano adottato in precedenza modelli di smart working si sono ovviamente trovate avvantaggiate nel fronteggiare questi giorni così complicati ma ogni organizzazione, oggi più che mai, è chiamata a ridisegnare  i propri confini produttivi e a valorizzare quegli ecosistemi di collaborazione e condivisione che consentono di continuare a lavorare indipendentemente da luogo in cui ci si trova.

Sempre secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano “se ci si riferisse ai soli “white collar” operanti in realtà con almeno 10 addetti,  si potrebbe affermare che in Italia ci sono circa 5 milioni di lavoratori dipendenti che potrebbero accedere allo Smart Working. Questa analisi, tuttavia, rischia di essere limitata in prospettiva futura: infatti le nuove tecnologie abilitano cambiamenti profondi nell’organizzazione del lavoro – si pensi ad esempio alla multicanalità, al 3D Printing o all’Intelligenza Artificiale – destinati a rivoluzionare gli stereotipi sulle professionalità, rendendo flessibili e basate sull’informazione tantissime mansioni fino ad oggi ritenute rigide e vincolate, come quelle di operai, manutentori, addetti al retail e operatori di sportello. Se dunque si allargasse la platea dei potenziali smart worker anche oltre i confini settoriali comunemente considerati, sarebbe possibile stimare in Italia un numero di lavoratori molto più elevato, in prospettiva assai vicino al totale dei circa 18 milioni di lavoratori dipendenti presenti in Italia”.

 Fra i vantaggi dello smart sworking messi in evidenza dall’analisi condotta da Data Room emergono: 

  • la valutazione meritocratica del lavoratore (in base agli obiettivi raggiunti e non per le ore passate alla scrivania);
  • la tutela ambientale (la riduzione del traffico riduce anche l’inquinamento);
  • il vantaggio economico per le aziende, in termini di riduzione degli spazi e di maggiore produttività: l’Università Bocconi ha messo a confronto due gruppi di lavoratori per 9 mesi e dall’analisi è emerso che chi ha lavorato in smart working ha fatto sei giorni in meno di assenze, ha aumentato del 4,5% il rispetto delle scadenze e del 5% l’efficienza;
  • in uno studio condotto dal Politecnico di Milano è emersa l’importanza della libertà di organizzazione dei dipendenti: il 76% degli smart worker è soddisfatto del lavoro, contro il 55% dei dipendenti che lavorano in azienda.

Per il futuro è necessario soprattutto un cambio di passo mentale nel condividere una forma di lavoro basata su una accurata definizione degli indicatori, sulla programmazione degli obiettivi e sulla verifica dei risultati raggiunti, senza prevedere obbligatoriamente la presenza fisica nella sede lavorativa.

Per saperne di più su #solidarietàdigitale

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